La mostra sul Festival di Sanremo - Musica in Mostra - Collezioni e mostre discografiche itineranti

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La mostra sul Festival di Sanremo

Festival di Sanremo
2019-02-04 intervista RadioBaseFM Francesco Sansone
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Ascolta l'intervista di Francesco Sansone a Federico Pieri e Daniele Sgherri per Radio Base FM (02/04/2019)
I pannelli della mostra sul Festival di Sanremo
Rassegna stampa
Qualcuno nel dopo guerra definì il Festival di Sanremo “la grande  evasione”: la colonna sonora di un’Italia canterina che si affacciava  alla modernità, con il sole in fronte e la voglia di fischiettare. Dalla  prima edizione (1951) ha fatto molta strada, cambiato location,  pubblico e soprattutto format. Fino a diventare un prodotto commerciale  da migliaia di euro amato, odiato e sempre discusso. Eppure in origine  nessuno lo prese davvero sul serio.
La prima edizione si tenne nel Salone delle feste del Casinò Municipale  di Sanremo: il pubblico era seduto intorno a tavolini da vecchio café chantant e mentre i cantanti si esibivano, loro cenavano, tra l’andirivieni dei camerieri.

Non c'è nessuno? «Il pubblico era  scarso, tanto che fu necessario trovare delle persone da sistemare ai  tavolini rimasti vuoti nella grande sala», racconta Leonardo Campus nel  suo libro Non solo canzonette (Le Monnier): «non tanto per il  prezzo - 500 lire non era una cifra impossibile - ma per il fatto che  fino a quel momento il pubblico del casinò era abituato a manifestazioni  di maggiore livello culturale».
 
A vincere la gara di allora fu Nilla Pizzi, che stracciò tutti con la canzone Grazie dei fiori. Sarà sempre lei, negli anni successivi, a far cantare gli italiani con Vola colomba, a fare una criptica critica sociale con Papaveri e papere - in cui alcuni videro una satira contro i potenti democristiani - e a inneggiare alla speranza con Una donna prega.

In diretta tv. Nel 1953 poi, a due  anni dal debutto, qualcosa cambiò: sparirono i tavolini della sala e si  decise di far accedere gli ospiti solo se muniti di invito. I bagarini  pare ne vendessero sottobanco alcuni all’esorbitante cifra di 10.000  lire (circa 130 euro di oggi). La stampa si interessò seriamente al  fenomeno, a cui partecipavano sempre più concorrenti. Il dado era  tratto.
 
Due anni dopo fu la volta infatti della prima diretta televisiva: non  andò in onda tutta la trasmissione, ma la Rai si collegò con il Casinò  Municipale di Sanremo alle 22:45, in "seconda serata", al termine del  varietà Un due tre di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello. Il  circuito mediatico era attivato. L'opinione pubblica parlava del  Festival, si interessava dei suoi cantanti e soprattutto fischiettava le  loro canzoni.

Mr Volare. Fino a quando Mr Volare  (come Oltreoceano ribattezzarono Domenico Modugno) fece LA canzone: dal  palco del Festival nel 1958 intonò una delle melodie più celebri della  storia della musica italiana Nel blu dipinto di blu  (poi nota come “Volare” per via del celebre ritornello). Sembrava un  redentore: cantava a braccia aperte e la sua melodia era liberatoria,  ottimista, energizzante.
 
Anni dopo, sembrerà un anticipo del boom economico. La canzone  accompagnò infatti la svolta degli Anni ’50, quando il nostro Paese girò  pagina, perdendosi "nel blu dipinto di blu" del nuovo benessere. Il  Paese cominciò a crescere del 5,8% all’anno, il reddito degli italiani  era raddoppiato, i costumi rivoluzionati.
 
Nel blu dipinto di blu fu un punto di rottura anche  musicale: segnò l’inizio di una nuova era per la canzone italiana,  influenzata dal rock e dallo swing.

La musica è cambiata. A confermarlo, due anni dopo, fu l’arrivo sul palco di un giovane che si dimenava al grido di 24000 baci  e che anagraficamente poteva essere il figlio di Nilla Pizzi. Era  Adriano Celentano e portava in scena la modernità: con lui arrivava il  rock’n’roll e una nuova categoria sociale, fino a quel momento poco  considerata, i giovani.
Gli urlatori. Gli Anni ’60 furono  infatti dominati da una generazione che rivendicava nuove regole (anche a  Sanremo), e tutti entreranno nel mito. C'era una ragazza di Busto  Arsizio con i capelli cotonati, nel 1961: era Mina, con le sue Mille bolle blu. Un altro era un “diavolo”, classe 1941. Aveva un ciuffo alla Elvis e un nome americano che mascherava le sue origini umbre: Little Tony, alias Antonio Ciacci.

Cono d'ombra. La sua morte sembrò un triste presagio. L'energia e la vitalità degli Anni '60 infatti non durarono a lungo. Dopo la strage di piazza Fontana,  a Milano, l'Italia si svegliò dal sogno e si trovò catapultata negli  “anni di piombo”. Il Festival della canzone non ne fu immune: il clima  pesante che avvolgeva il Paese relegò la kermesse musicale in un cono  d'ombra in cui rimase per gran parte degli Anni '70. Con lui c'era Lucio Dalla, che aveva appena fondato un gruppo in salsa bolognese: gli Idoli. E Luigi Tenco, che nel 1967 andò a Sanremo con la sua Ciao amore, ciao. L’esperienza fu tragica: dopo l'eliminazione si suicidò in una camera d’albergo di Sanremo.
Intanto si mise mano alla formula del Festival, alla location e ai  cantanti. Nel 1977 la sede cambiò e si scelse il Teatro Ariston. Poi si  sperimentarono nuove formule capaci di interpretare un mondo in  trasformazione: si aprì la kermesse alla musica internazionale e sul suo  palco si fecero salire ospiti stranieri come Grace Jones. Quando lei  arrivò era il 1978. L'anno di Gianna di Rino Gaetano e di Un'emozione da poco di Anna Oxa.

 
Gli Anni'80. Pochi anni dopo sullo  stesso palco salirono i Kiss (1981), i Duran Duran (1985), i R.E.M  (1999) e molti altri. E soprattutto Pippo Baudo l'anima del Festival  dagli Anni'80 in poi (con le sue 13 conduzioni). L'Italia intanto si era  abituata ai varietà, a Fantastico, a Heather Parisi che ballava Cicale, a Romina Power che cantava Il ballo del qua qua e alle televisioni commerciali. Ora era pronta per un festival nuovo.
 
Nell'edizione del 1980 il conduttore Claudio Cecchetto volle al suo  fianco il comico Roberto Benigni. L'edizione passò alla storia per lo  "scandaloso" bacio di 45 secondi tra lui e la valletta Olimpia Carlisi e  per l'epiteto Wojtilaccio con cui apostrofò il nuovo Papa, Giovanni Paolo II.

Beppe Grillo superstar. Le edizioni  successive non furono meno chiacchierate. Tra i comici chiamati oltre al  Trio Solenghi ci sarà infatti anche Beppe Grillo, allora una star  satirica dei palinsesti. Nell'edizione del 1989 si portò a casa anche  una querela. Un vaffa in diretta? No, ma comunicò il suo compenso in  diretta e lesse immaginarie penali previste dal contratto nel caso in  cui avesse detto che "i socialisti rubano".
 
L'edizione alla fine fu vinta da Fausto Leali e Anna Oxa che cantavano Ti lascerò  ma la conduzione zoppicante dei cosiddetti "figli d'arte" (figli di  personaggi famosi del mondo dello spettacolo) fece discutere, almeno  quanto Beppe Grillo.
 
Ma gli scandali a Sanremo sono mai mancati. E quando non erano per  eccesso di satira, erano per eccesso di esibizionismo. Nel 1987  (edizione vinta da Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi con Si può dare di più)  la cantante Patsy Kensit indossò un vestito minimal e durante la  performance una spallina "traditrice" le scoprì il seno. La notizia  occupò le riviste di gossip per giorni.
 

 
Vola, farfalla... Otto anni dopo ci  fu in diretta la protesta un uomo che minacciò di buttarsi dalla  galleria dell'Ariston gridando che il festival sarebbe stato vinto da  Fausto Leali. Pippo Baudo lo trattenne. E l'Italia intera (o quasi) tirò  un sospiro di solievo. Ma gli scandali non erano ancora finiti. Non  ultimo quello del 2011: nessuno ricorda che quell'edizione fu vinta  da Roberto Vecchioni con la sua canzone Chiamami ancora amore ma tutti ricordano lo spacco rivelatore di Belen Rodriguez.
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